Punizione. Un metodo antico adottato sui bambini che oggi deve farci riflettere

La punizione è il metodo più distruttivo per lo sviluppo del bambino che ha bisogno di punti di riferimento e di sicurezza.

Bambini umiliati, feriti e maltrattati. Questi erano quelli di un tempo che venivano educati con sistemi duri come la punizione e l’uso della verga.
Genitori non si nasce e per molti anni, sono tante le famiglie in cui sono stati adottati metodi duri per educare i figli.
A casa i genitori e a scuola gli insegnanti. Questi bambini hanno dovuto sottostare a metodi educativi molto severi. Sono così cresciuti pieni di paure e insicurezze.

Come si fa, allora a far si che i nostri figli crescano educati e diventino delle persone con dei principi sani?

Non è sicuramente la punizione, la strada da intraprendere. I bambini di fronte a metodi così duri, diventeranno ragazzi pieni di rabbia e di paura. Non troveranno il modo per sviluppare le loro capacità utilizzando metodi diversi. Essi stessi saranno persone violente una volta diventati adulti.
Bambini che sono cresciuti in un clima di violenza perdono la fiducia negli adulti. Occorrerà molto tempo per far risanare le loro ferite e riacquistare quella fiducia persa.
Oggi con una maggiore informazione, genitori ed educatori hanno capito gli errori commessi. Perché non è importante risolvere la situazione del momento con una punizione, ma è necessario guardare lontano per rendersi conto delle conseguenze future di comportamenti di questo tipo.

Le conseguenze di una punizione

Nel momento in cui vengono adottate delle punizioni, pare che funzionino davvero. Il bambino diventa obbediente e rispetta le regole.
I genitori che notano che il bambino si blocca perché stava commettendo una marachella o che la smette di picchiare il fratellino, credono che sia questo il metodo giusto per educare i propri figli.
Molte mamme raccontando le monellerie dei loro bambini, affermano che sono tremendi e con loro funziona sono la punizione.

Un bambino che quotidianamente viene messo in castigo, viene sculacciato e sgridato non capisce in realtà cosa sta sbagliando.

La risposta a questi metodi è solo nervosismo, agitazione e altre marachelle ancora.
Il discorso non vale solo per i genitori. Nelle scuole materne, ci sono classi affollate dove un insegnante si ritrova a dover fronteggiare da solo le problematiche di ciascun bambino.

Ci sono insegnanti nervosi, che spesso non controllano la loro rabbia e usano metodi errati.
Un bambino allontanato dal gruppo con lo scopo di proteggere gli altri dalla sua aggressività, non farà che peggiorare la situazione.

Cosa è meglio di una punizione

Il compito degli insegnanti è quello di vigilare i bambini perché non si facciano male. E’ anche necessario, però trattarli tutti allo stesso modo. Con le dovute maniere, spiegare i comportamenti errati e dare l’esempio utilizzando parole dolci e comprensive.

A casa i genitori devono usare lo stesso metodo.
Bambini molto piccoli, di 2 o 3 anni che vengono puniti non capiranno mai cosa hanno sbagliato se non gli viene spiegato.

I genitori hanno di fronte delle persone che meritano di essere ascoltati. Devono imparare ad instaurare un dialogo costruttivo con i loro figli. Non devono credere che siano troppo piccoli per le spiegazioni. I bambini assorbono tutto. Capiscono lo stato d’animo dei grandi. La mimica facciale, o il tono della voce li aiutano a comprendere che la mamma è comprensiva o è troppo arrabbiata con loro.

Come vedono la punizione i bambini

In figli si aspettano dai genitori comprensione e soprattutto protezione.
Con la punizione si sentono rifiutati e rischiano di crescere insicuri e privi di affettività.

Non sentono quel calore che li fa sentire al sicuro.

Anche un bambino vivace e dispettoso nasconde un animo dolce e sensibile. Le punizioni costituiscono un trauma e gli insegnano che da grande anche lui userà lo stesso atteggiamento.
Nelle famiglie dove i genitori sono autoritari e aggressivi, si notano ragazzi con atteggiamenti severi e duri verso i fratelli e persino nei confronti degli stessi genitori.
Un figlio si aspetta dalla propria madre amore, comprensione e complicità.
Se di fronte a una marachella, il bambino riceve una punizione senza capirne le ragioni, ne soffrirà.
Si sentirà solo e soprattutto giudicato. Per lui sarà traumatico.
Anche se nel momento in cui un bambino compie una marachella sembra forte e spavaldo, dopo la punizione appare per quello che è davvero.
I suoi occhi mostrano il dispiacere di quel gesto ricevuto dalla persona di cui hanno fiducia e nei confronti della quale vorrebbero apparire il migliore di tutti.

Con la punizione, il bambino perde la fiducia nei suoi punti di riferimento. La fa sentire tradito e soprattutto solo e abbandonato.

Nascono in lui delle paure che gli impediscono di sperimentare e quindi di sviluppare le sue potenzialità. La paura di essere di nuovo punito lo blocca. Gli impedisce di prendere delle iniziative nuove.
Il bambino resta allibito di fronte un genitore che lo punisce. Non si aspetta da parte sua questo trattamento.

Spesso, genitori stanchi e stressati non comprendono i comportamenti dei loro figli.

  • Dopo una giornata in cui non si vedono, forse il bambino chiede delle attenzioni?
  • E’ stanco anche lui, ha sonno o fame?
  • E’ nato da poco un fratello e lui si sente messo da parte?

Sono tanti i motivi che possono spingere un bambino a fare il monello. Il compito dei genitori è riuscire a percepire da cosa dipenda il suo disagio.
Ecco perché il bambino che compie una monelleria, ma in buona fede, ci resta male a una punizione dei genitori. Si aspettava un altro tipo di trattamento. Magari avrebbe avuto bisogno di un abbraccio o un po’ di tempo da trascorrere con mamma e papà.

Una punizione non è utile a nessuno

Un bambino abituato alle punizioni non diventa migliore.
Una punizione fa sentire meglio chi la infligge, poiché scarica tutta la tensione accumulata in quel momento. La maestra di fronte a una classe rumorosa che non ascolta, decide che nessuno uscirà in cortile per la pausa, non fa la cosa giusta. Il papà stanco del lavoro che strappa via i giocattoli di mano al figlio per mandarlo a letto a suon di sberle, la prossima volta è meglio che conti fino a dieci.

La punizione dà a chi la infligge una sorta di soddisfazione, ma dura poco.
Dopo i primi momenti in cui sembrava la soluzione più giusta, ci sono poi le conseguenze. Un bambino impaurito e triste e un adulto che dopo aver riflettuto sull’accaduto, sente i sensi di colpa, ma ormai è troppo tardi.

Ciò che hanno fatto a me io faccio a te

Genitori che hanno ricevuto lo stesso trattamento, fanno la stessa cosa ai loro figli. Non sono persone cattive, ma è l’unico metodo educativo che conoscono.
I loro genitori hanno sbagliato con loro e adesso loro lo fanno con i propri figli.
Non ci si dovrebbe aspettare dagli insegnanti questo comportamento traumatico. Purtroppo, anche loro sbagliano, nonostante le conoscenze pedagogiche.
Ci dovrebbero essere maggiori controlli nelle scuole, ma soprattutto occorrono dei corsi di aggiornamento per insegnanti di vecchio stampo.

A seguito di fatti accaduti in diverse scuole, che vedono insegnanti violenti picchiare bambini anche molto piccoli, occorrerebbe sottoporre a visita psichiatrica tutti coloro che svolgono un’attività lavorativa a contatto dei bambini.

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